Resilienze.

Se mi chiedessero cos’è l’inferno, oggi risponderei che è un posto in cui tutti parlano tranquillamente, interagiscono, scherzano, si capiscono. E tu sei lì, perplesso e confuso, debitore di risposte, malato di ansia e frustrazione.

L’inferno, insomma, è l’estero i primi mesi.

 

 

 

Ma io resisto. Sì che resisto. Certo che resisto.

Willkommen zurück.

 

Di che colore è quel nero.

 

Eppure a volte basterebbe un po’ di empatia, ché è vero che “per tutti il dolore degli altri è dolore a metà”, ma a volte basterebbe fosse un quarto, fosse un decimo, basterebbe ad alleviare seppur di poco il fardello, basterebbe a fare capire, o credere, o illudere, che questa tristezza così difficile da sopportare sia un briciolo più leggera, o che almeno se crolli c’è qualcuno a cui appoggiarti.

Perché non è facile raccontare di che colore è quel vuoto, ché è un nero speciale, assorbe pure le voci, i rumori, e restano solo quelli dentro, e tutto ciò che è fuori si distorce e arriva come un brusìo, fastidioso, spaventoso, inquietante, alienato.

Riconoscerlo, quel vuoto, è un atto di coraggio, e riconoscerlo significa ammetterlo, significa mandare un messaggio, chiaro, esplicito, significa dire “sto male” a qualcuno, sperando che risponda, sperando che capisca, sperando che ci sia. È l’ultimo tentativo di restare qui e ora, necessario, disperato, inutile. È come un trapezista che si lancia nel vuoto e attende che il compagno lo prenda, ma non succede, e allora in quel vuoto precipita, e precipitando si muore, ogni centimetro un po’, ché non è una cosa veloce, un impatto e sbam! È un morire lento e costante, è la coscienza che si acuisce, grida, protesta, si strania, raggiunge il punto più alto della lucidità.

È il pozzo di Murakami, in cui la luce non filtra o filtra poco, e le voci sono di presenze strane, proiezioni della coscienza che accompagna, unica, in quel fondo, e unica può aiutare a risalire, ché dall’esterno nulla arriva, ché dall’esterno tutto sembra a posto, ché dall’esterno si può far finta che nulla sia.

E allora “ehi sto male”, segnale d’allarme, “sono appena uscita da un negozio, ora vado da amici”, come non detto, segnale perso, segnale ignorato, segnale che era meglio non mandarlo.

Buonanotte agli amici che fanno male, buonanotte al trapezista che non ti prende, buonanotte alle presenze illusorie, buonanotte a chi va a dormire, ché la sua giornata è finita e tutto il resto pazienza. Buonanotte, ché per tutti il dolore degli altri non esiste nemmeno, buonanotte, che la notte è il colore nero, è il buio del pozzo nel quale si è da soli, è la voce della coscienza che sola ci accompagna.

News from Nowhere. Day #IdontKnow

Questo tempo che scorre, che non scorre, che scorre, così, sempre uguale, che non è che si capisce bene, ché i giorni sono tutti uguali, e quindi sembra che non scorra, ma poi guardi il calendario e scorre, sì che scorre.

Questa gente attorno a te che è soddisfatta, è insoddisfatta, è soddisfatta, ma in fondo non tocca nessuno dei due estremi, ché certo questo non è il massimo, però non è nemmeno troppo male, è quanto basta per lamentarsi un po’, ma in fondo nessuno ha mai chiesto qualcosa di più.

E questo silenzio, che è rumore, che è silenzio, ché riempie gli spazi peggio di un sibilo, ed è vuoto, ma dà fastidio, e non si riesce neanche a pensarci, dentro.

This time that is flowing, not flowing, flowing, always so, always the same, that you can’t understand, ‘cause the days are all the same, and it seems that it doesn’t flow, but then you look at the calendar and it flows, oh yes, it flows.

Those people around you that are satisfied, not satisfied, satisfied, but actually don’t touch any of the two limits, ‘cause this is of course not the best they can have, but it is also not that bad, it’s enough to complain just a bit, but actually no one asked for anything more.

And this silence, that is noise, that is silence, that fills the gaps as a fastidious whistle, and is empty, but annoys, and you can’t even think, into it.

Ma un tramonto così bello.

tramonto Verdura

A so beautiful sunset.

News from Nowhere. Day #3

GIORNO #3

C’è qualcosa di peggio del vedere il futuro nero, ed è non vederlo proprio. È restare bloccati in un punto fisso, inutile, senza speranza né prospettiva, e non provare più niente: né paura, né angoscia, né voglia di rivalsa, né istinto alla fuga. Solo un opprimente senso di ineluttabilità. Dal latino, letteralmente, qualcosa contro cui non si può lottare.

Una voce, dal profondo, si azzarda a chiedere timidamente quanto durerà. Un silenzio, ingombrante, risponde che il tempo non esiste più.

There’s something worse than seeing the future black, and it’s not seeing it at all. It’s staying blocked in an unmovable, worthless point, without hope or prospect, and feeling nothing: nor fear, nor anguish, nor strength to react, nor escape instinct. Just an oppressing sense of fatality. Something you can’t fight.

A voice, deep inside, tries timidly to ask how long will it last. A silence, lumbering, answers that time doesn’t exist anymore.

News from Nowhere. Day#2

GIORNO #2

I posti per ricchi sono belli solo per loro. A una certa distanza dalle suite di 170m2, nelle quali i giovani rampolli di ricchi industriali imparano che la vita è tutta lì, tra una giornata al miniclub, un gelato a bordo piscina e i dispetti alla babysitter, si svolge la vita dei dipendenti, fatta di bagni in comune, mense scadenti, edifici poco illuminati, pulizie approssimative, carta igienica che manca, il supermercato a 15 km di distanza, i caffè da 50 centesimi offerti con gran piacere, ché la vita, da questa parte, è tutta qui.

E poi le chiacchierate in due, tre lingue diverse, ché l’importante è capirsi e fare passare quel tempo che, dopo l’orario di ufficio, sembra diventare denso e scorrere lentamente, molto lentamente. E si scambiano opinioni, si fa amicizia, si parla della pessima mensa, e della saletta puzzolente, e di letteratura. Almeno fino alle 9.

The places for rich people are beutiful, but just for them. At a certain safe distance from the 170sqm suites, in which young descendant of rich industrialist learn that the sense of life is all there, between a day at the miniclub, an ice cream at the poolside and a prank to the babysitter, the worker’s life takes place, made of common restrooms, poor-quality canteens, bad enlightened buildings, rough cleaning, missing toilet paper, the grocery store 15km far away, the 50cent coffees, offered with pleasure, that the sense of life, from this side, is all here.

And then chatting in two, three languages, what worth is to understand each other and to make that time pass, the time that seem to thicken after the work day and flow slowly, very slowly. And exchanging opinions, estabilishing friendships, talking about the bad canteen, the stinky common room, about literature. At least till 9.

News from Nowhere Day#1

GIORNO #1

Eccomi qua, alla fine del mondo. Qua il buio ha un colore strano, illuminato a malapena da qualche luce fioca. E le stelle splendono numerosissime, ché così tante non ne avevo mai viste.

Qui alle 9 è già notte fonda, il silenzio offende le poche voci di chi non vuole rassegnarsi al nulla. E il nulla alla fine trionfa, rintanato nelle poche stanze occupate da sembianti che si arrendono alla noia.

Le isole di pace esistono, ma hanno un prezzo. Quello che i villeggianti facoltosi pagano per una suite presidenziale, piscina in terrazza e vista mare. Quello dei lavoratori che tutto il giorno fanno sì che ogni cosa funzioni alla perfezione, per poi sprofondare nel nulla, a distanza di sicurezza, ché la vista del ricco non sia turbata.

La fine del mondo è un luogo dallo spazio chiuso, ma dilatato. Soffocante, angusto, privo di respiro. Eppure i viali sembrano allungarsi durante gli spostamenti di routine, dal punto A al punto B, e sembra che la vita scivoli così, tra una giornata in ufficio, spostamenti interminabili e una notte fonda che comincia alle 9.

Here I am, at the end of the world. Here the dark has a strange colour, barely enlightened by some feeble lights. And so many stars shine here, so many I had never seen.

Here 9pm is already deep night, the silence offends the few voices of who don’t want to resign himself to the Nothingness. And the Nothingness eventually triumphs, hiding itself into the few rooms occupied by phantoms that surrenders themselves to the boredom.

Islands of peace exist, but they have a price. The price that rich vacationer pay for a presidential suite, private swimming pool and sea view. The price of the people who work everyday to ensure that everything goes in the right way, to sink in the Nothingness at the end of the day at a safe distance, the rich not to be annoyed by their view.

The end of the world is a closed space, but dilated. It’s suffocating, narrow, breathless. But the roads seem to stretch during the routine transfers, from point A to point B, and life seems to flow away, between a day into the office, endless transfers and a deep night that starts at 9.

8 anni.

8 anni, due giorni fa.

8 anni.

Eppure dicono che il tempo aiuta.

Non è vero.

Sempre nel cuore, sempre nella memoria.